CORONAVIRUS – 50 AUTOPSIE A BERGAMO, FINALMENTE LA VERITÀ: il problema non è il Covid-19 !

Coronavirus. “A uccidere sono microtrombosi venose”, la tesi di un cardiologo campano divenuta virale


Dott. Giampaolo Palma: Antifiammatori e antibiotici potranno salvare delle vite
(foto dal suo profilo Facebook)
La tesi sul Covid-19 del dottor Giampaolo Palma, cardiologo titolare di un centro medico di Nocera Inferiore, è ormai diventata virale: a uccidere non sarebbe la polmonite interstiziale ma delle microtrombosi venose.
Pare che il dottor Palma abbia individuato in maniera “quasi certa” la “causa della letalità del Covid-19. “La mia ventennale esperienza in Ecocardiografia e Cardiologia Interventistica – Ecocolordopplergrafia Vascolare, di direttore di Centro Trombosi – Coagulazione, con procedure su più di 200.000 pazienti cardiopatici e non mi fa confermare quello che fino a qualche giorno fa taluni colleghi iniziavano a ipotizzare senza esserne però certi”, afferma. “Oggi – rende noto – abbiamo i primi dati da reperti anatomo-patologici di tessuto polmonare prelevato dai primi pazienti deceduti. I pazienti vanno in Rianimazione per Tromboembolia Venosa Generalizzata, soprattutto Tromboembolia Polmonare TEP“.
Se fosse davvero questa la causa, spiega Palma, “potremmo fermare la malattia alle prime fasi e forse non serviranno più le Rianimazioni per intubare i pazienti. Ci potremo fermare alle Fasi 1 e 2 della malattia, la fase di replicazione virale e iniziale fase polmonare. Un grande aiuto alla terapia in fase media della malattia prevede di sciogliere il trombo e quindi bisogna prevenire queste tromboembolie. Se ventili un polmone dove il sangue non arriva, non serve! Infatti muoiono 8 pazienti su 10″.
Insomma, il Coronavirus “danneggia prima di tutto i vasi, l’apparato cardiovascolare, e solo dopo arriva ai polmoni. Sono le microtrombosi venose, non la polmonite a determinare la fatalità”.
Ma cosa causerebbe questi trombi? “L’infiammazione come da testo scolastico, induce trombosi attraverso un meccanismo fisiopatologico complesso ma ben noto”, scrive il cardiologo campano secondo il quale si spiegherebbe così il crollo del numero dei ricoverati. Favorito dalla somministrazione di “antinfiammatori – controindicati fino a metà marzo dalla letteratura scientifica, soprattutto cinese – e antibiotici nella fase 1 della malattia (come nelle influenze)”. “Molti pazienti morti, anche di 40 anni – continua – avevano una storia di febbre alta per 10-15 giorni non curata adeguatamente.

Qui l’infiammazione ha distrutto tutto e preparato il terreno alla formazione dei trombi. Perché il problema principale non è il virus, anche se virus diverso dagli altri, ma la reazione immunitaria che distrugge le cellule dove il virus entra. Infatti in tutti i reparti sembra ci siano pochi pazienti affetti da artrite reumatoide che assumono terapie cortisoniche per alleviare i dolori articolari.

Questo è il motivo principale per cui in Italia le ospedalizzazioni iniziano a diminuire e sta diventando una malattia curabile a casa. Curandola bene a casa eviti non solo l’ospedalizzazione, ma anche il rischio trombotico”.

Una soluzione difficile da individuare “perché i segni della micro-embolia sono sfumati, anche all’ occhio di un intensivisti e infettivologi esperti oltre che a cardiologi come me. Confrontando i dati dei primi 50 pazienti tra chi respira male e chi no, la situazione è apparsa molto chiara a tutti i medici in Italia, dai cardiologi, ai radiologi, agli anatomo-patologi fino ai colleghi delle Terapie Intensive. Il tempo di pubblicare questi dati e si potrebbero avere conferme per aggredire Covid-19 nelle prime fasi della malattia e far guarire prima i pazienti. Una speranza per la popolazione visto che la quarantena non può durare tanti mesi e il vaccino ha tempi lunghi, spero per fine anno”.
I farmaci suggeriti da Palma “costano pochi euro ma che aiutano a salvare tante vite in fase 1 e 2 della malattia. Sono i farmaci che facciamo per andare in vacanza in Kenya e prevenire la Malaria, per capirci”. Inoltre, “questa testimonianza delle Vasculiti con esiti in tromboembolia polmonare parrebbe confermata dai protocolli di grandi Ospedali: al Sacco fanno Clexane a tutti, con D-dimero predittivo: più è alto meno risponderà il pz., al San Gerardo di Monza Clexane e cortisone, al Sant’Orsola di Bologna Clexane a tutti + protocollo condiviso con i medici di famiglia che prescrivono Plaquenil a pioggia su tutti i pz. monosintomatici a domicilio. Integro con una precisazione sugli antinfiammatori: farmaci antinfiammatori tipo Brufen, naproxene, aspirina che inibiscono la cox1 oltre che la Cox 2 non andrebbero usati, mentre celecoxib (un inibitore selettivo della Cox 2) sembra dare buoni risultati; bisogna comunque aspettare l’esito di studi, invece questa analisi porta in evidenza la necessità di usare negli stadi intermedi della malattia (inizio della tosse e prima delle difficoltà respiratorie) una Eparina a basso peso molecolare ad alte dosi…(Clexane 8.000 UI/die)”.

A supporto della propria tesi, Palma indica gli esiti di 50 autopsie su pazienti deceduti a causa del Covid-19 effettuale all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo e di altre 20 condotte al Sacco di Milano: “Quella italiana – sostiene – è la casistica più alta del mondo, i cinesi ne hanno fatte solo 3 e ‘minimally invasive’. Tutto quanto ne esce sembra confermare in pieno le informazioni sopra riportate. In poche parole, pare che l’exitus sia determinato da una DIC (per i non medici, Coagulazione Intravascolare Disseminata) innescata dal virus. Quindi la polmonite interstiziale non c’entrerebbe nulla, sarebbe solo la fase 3 più grave della malattia dove forse non arriveremo più se impariamo a curare la malattia nelle fasi 1virale e 2 intermedia. È stato forse soltanto un abbaglio diagnostico: abbiamo finalmente raddoppiato i posti in rianimazione, per carità sempre utili, ma forse non serviranno, almeno lo speriamo tutti. Col senno di poi, mi viene da ripensare a tutti quegli Rx Torace che commentavamo circa un mese fa: quelle immagini che venivano interpretate come polmonite interstiziale in realtà potrebbero essere del tutto coerenti con una coagulazione intravascolare disseminata, una Cid atipica che coinvolge prevalentemente capillari polmonari e vene periferiche soprattutto degli arti inferiori”.
“In definitiva – conclude – fino a un mese fa nessuno sapeva nulla di questo virus, nemmeno i virologi ‘più famosi’ come i tanti che guardavate in TV, in Italia, come in Florida o UK. Gli studi anatomo-patologici dei frammenti di polmone prelevati a Milano e Bergamo ci apriranno la strada verso una cura della malattia in poco tempo perché il vaccino è ancora lungo a divenire. La tragedia che ha interessato l’ Italia ha fatto sì che la Scuola Medica Italiana sia sulla strada giusta. Non la strada della salvezza definitiva e del ritorno alla vita normale per tutti, ma sulla strada giusta”.

Articolo originale di FABIO BONASERA | 22 APRILE 2020

Autore dell'articolo: Fattore Logico

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